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Ippolito Caffi, il pittore patriota

Esponente del romanticismo italiano, con una produzione fortemente influenzata dalla sua natura inquieta, e una vita a tratti degna di un romanzo di avventura, Ippolito Caffi è considerato il più innovativo vedutista del suo tempo.

In questo articolo vogliamo offrirvi una panoramica più dettagliata di questo artista la cui veduta di Piazza Navona è stata battuta all’asta per la cifra record di 1,5 milioni di euro, e le cui opere sono esposte nei più importanti musei nazionali e internazionali.


 

Gli anni formativi di Ippolito Caffi

Nato a Belluno nel 1809 (m. 1866), Ippolito Caffi viene avviato precocemente alla professione di pittore dapprima nella città natale, e successivamente a Padova, dove gode dell’ospitalità di un cugino, Pietro Paoletti, pittore presso lo studio di Giovanni Demin. Approda infine all’Accademia di Venezia, che frequenta negli anni tra il 1827 e il 1830, anno in cui si distingue tra i compagni di studi vincendo un premio per la prospettiva.

Completati gli studi in Accademia, nel 1832 raggiunge il cugino Paoletti che si era trasferito a Roma. L’esperienza presso lo studio di quest’ultimo, di formazione neoclassica e orientato alla pittura di scene e personaggi storici e religiosi, è fondamentale per il Caffi, che proprio in quel contesto matura la consapevolezza di volersi dedicare alla pittura di vedute, progetto cui dà avvio nel 1833 aprendo un proprio studio e concentrandosi sulla pittura dal vero. Risalgono a questo periodo opere come la “Trinità dei Monti” e l’”Aranciera di Villa Borghese”, conservate rispettivamente presso la Galleria nazionale d’arte moderna di Ca’ Pesaro a Venezia e il Museo di Roma.

Superare Canaletto: Ippolito Caffi e la prospettiva

Durante i primi anni dedicati alla pittura di vedute dal vero Ippolito Caffo dedica la sua produzione artistica alla soluzione del problema del superamento del modello di prospettiva adottato da Canaletto. Canaletto, infatti, vedeva nella prospettiva una necessità di rigore scientifico, e la identificava come elemento focale di un vedutismo analitico e razionale.

Tale visione veniva avversata da Ippolito Caffo e dai suoi contemporanei, tra tutti Guardì e la scuola di Barbizon, i quali si prefissero l’obiettivo di realizzare una nuova prospettiva che si mostrasse come commistione tra il rispetto dei canoni scientifici e l’inserimento di elementi connessi a una dimensione emotiva, soggettiva, con la finalità di restituire un’atmosfera più che una riproduzione fedele. Movimento, questo, che gettò poi le basi per il paesaggismo moderno. L’opera “Il Carnevale di Roma”, del 1837, la prima di Caffo ad ottenere attenzione, venne riprodotta 42 volte, ed esemplari particolarmente di pregio sono esposti al Museo Thorvaldsen a Copenaghen, a Ca’ Pesaro a Venezia e alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma.

Ippolito Caffi viaggiatore e patriota

Dopo anni di produzione intensa ed esposizioni nelle principali città italiane, nel 1843 l’artista decide di intraprendere un viaggio per mare toccando le diverse coste dell’allora Impero Ottomano per poi fare ritorno a Venezia. Il ritorno avviene, tuttavia, via terra, in quanto il furto del denaro che aveva con sé per il viaggio lo costringe a proseguire seguendo il cammino dei mercanti.

Dopo alcuni anni in cui si concentra nuovamente sulle vedute, senza tuttavia riuscire a superare in modo definitivo l’influenza settecentesca, nel 1848 si arruola contro l’Austria. Fatto prigioniero, evade e raggiunge nuovamente la repubblica veneziana. Le opere di questo periodo, alcune delle quali sono esposte presso il museo del Risorgimento di Venezia, riflettono l’esperienza vissuta, ritraendo spesso scene di bombardamenti. Infine, proscritto dall’Austria, lascia Venezia per un nuovo periodo di viaggio che dura diversi anni e lo porta dapprima all’Esposizione Universale di Londra, cui partecipa con una veduta di Hyde Park, e successivamente, nel 1854, all’Esposizione Universale di Parigi, dove espone tre opere.

Nel 1855 si stabilisce ancora a Roma, dove rimane per tre anni. Le opere di quel periodo sono considerate tra le più prestigiose della sua produzione, e conservate presso il Museo di Roma e la Ca’ Pesaro di Venezia. L’attività di patriota lo porta successivamente di nuovo nella città lagunare, da cui svolge numerosi spostamenti in Lombardia e Piemonte, e in un secondo momento a Napoli, ove raggiunge le truppe garibaldine. In questa occasione dipinge nuove opere sulla guerra, come “Sulle rive del Volturno” e “Ingresso di Vittorio Emanuele a Napoli”.

È proprio dipingendo gli scenari di conflitto che perde la vita, nel 1866, nell’affondamento della nave “Re d’Italia” sulla quale si era imbarcato per immortalare lo scontro al largo di Spalato tra le navi della Regia Marina del Regno d’Italia e della Marina di Guerra del Regno d’Austria.

I “taccuini di viaggio” di Ippolito Caffi

La ricerca costante di emancipazione dal rigorismo prospettico di Canaletto spinge il Caffi verso lavori sulla luce, sul colore e sulle linee di contorno, che costituiranno il suo tratto distintivo. Ciò è particolarmente evidente nelle vedute romane, considerate il punto più elevato della sua produzione artistica. Il lavoro veneziano, invece, si ritiene rifletta maggiormente le influenze del passato, innovando tuttavia i soggetti, che spesso si identificano in elementi specifici, come il molo di Venezia.

Il lavoro sui soggetti ha inoltre portato Caffi verso la sperimentazione su elementi insoliti, come il pallone aerostatico, su cui lui stesso ha viaggiato nel 1847. O, ancora, su scenari notturni. Tuttavia, è nel viaggio nell’Impero Ottomano che si ritiene che Caffi raggiunga l’acme del suo potenziale innovativo, con un diario di viaggio – da lui definito “un libro di disegni e appunti” oggi conservato presso il Museo Correr – raffigurante i costumi greci, abbozzi del Bosforo, delle città di Costantinopoli, Smirne e Gerusalemme, di mercati e palazzi che successivamente dipingerà su tela. Celebre il dipinto della Sfinge al tramonto, un profilo scuro sul rosso del sole.

La quotazione artista di Ippolito Caffi

La valutazione di un’opera d’arte di Ippolito Caffi è condizionata dalla dimensione e qualità delle opere, nonché dalla forte presenza dell’artista presso spazi espositivi permanenti, tutti elementi che incidono in modo significativo sulla quotazione artista. Ciò è evidente quando si pensa che una veduta di Piazza Navona, datata 1853, e di grandi dimensioni, ha raggiunto il record d’asta di oltre 1,5 milioni di euro.

Quanto alle opere minori, esse hanno un valore che si aggira intorno ai 15.000€ per piccoli oli e dai 1.000€ ai 3.500€ per disegni su carta. Ancora, gli appunti di viaggio, le vedute di ricerca luministica e i bozzetti hanno stime che variano dai 5.000€ ai 15.000€. E infine, venendo alle vedute più richieste, il prezzo delle opere olio su tela varia dai 20.000€ agli oltre 100.000€. Tra queste, particolarmente richieste sono le citate vedute della città di Roma, quelle veneziane e i soggetti ritratti nel corso del viaggio nell’Impero Ottomano.

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