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AMISANI GIUSEPPE

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AMISANI GIUSEPPE

Giuseppe Amisani: quotazioni, valutazione opere e biografia

Ritrattista lombardo della Belle Époque e del primo Novecento (Mede Lomellina 1881 – Portofino 1941): valutiamo ritratti, paesaggi e disegni con perizia scritta e proposta di acquisto diretto.

Scheda rapida

Nome: Giuseppe Amisani
Nato: Mede Lomellina (Pavia), 7 dicembre 1881
Morto: Portofino (Genova), settembre 1941
Formazione: Accademia di Brera, allievo di Cesare Tallone e Vespasiano Bignami
Ambito: Ritratto della borghesia e dell’aristocrazia, figura, paesaggio
Soggetti ricorrenti: Ritratti femminili, attrici e personaggi della scena, ufficiali e benefattori, paesaggi liguri e nordafricani
Tecniche: Olio su tela, olio su tavola, disegno e acquerello
Premi documentati: Premio Mylius, Brera 1908 (L’Eroe); Premio Fumagalli 1912 (ritratto di Lyda Borelli)
Musei: Galleria d’Arte Moderna di Milano, Gallerie degli Uffizi (autoritratto), Museo Borgogna di Vercelli, Musei Civici di Monza
Cosa valutiamo: Dipinti a olio, opere su carta, bozzetti — con perizia e proposta di acquisto

Quanto vale un’opera di Giuseppe Amisani?

Un dipinto di Amisani non ha un prezzo unico, e chi arriva qui con un ritratto ereditato lo scopre subito: due tele dello stesso autore, delle stesse misure e dello stesso decennio possono valere cifre molto distanti. Sul mercato italiano Amisani circola con regolarità nelle vendite di dipinti del XIX e XX secolo — Il Ponte, Wannenes, Cambi, Pandolfini lo hanno battuto più volte — ma con oscillazioni che dipendono più dal soggetto e dalla qualità pittorica che dal nome. Per inquadrare meglio queste dinamiche, leggi la nostra guida su come si determina la quotazione di un artista.

Le fasce che seguono sono quelle che osserviamo nelle nostre perizie e nel mercato d’asta italiano. Servono a orientare, non a sostituire un esame diretto.

Tipologia Fascia orientativa
Ritratti a figura intera, grande formato, olio su tela tra i 5.000 € e i 12.000 €
Ritratti a mezzo busto e teste, olio su tela o tavola tra i 1.000 € e i 4.000 €
Paesaggi (Liguria, Nord Africa, Alpi) 500€ e i 4.000€
Disegni, bozzetti, studi e opere su carta €1,000 – €2,000
Migliore aggiudicazione documentata 25.000 €

Le fasce indicate sono orientative e riferite a opere in buono stato di conservazione con attribuzione certa. Il valore di una singola opera dipende da autenticità, soggetto, periodo di esecuzione, provenienza e stato di conservazione: solo l’esame diretto consente una stima attendibile. 

Cosa determina il valore di un’opera di Amisani

Il soggetto: chi è ritratto conta quanto come è dipinto

Su un ritrattista di professione questa è la variabile che pesa di più, e per Amisani in modo particolare. Amisani lavorava su commissione: la maggior parte delle sue tele raffigura persone che oggi nessuno riconosce più — la signora di casa, il marito in divisa, la figlia in abito da sera. Sono opere che il mercato valuta per la qualità pittorica e per la piacevolezza del soggetto, non per l’identità dell’effigiato.

Il discorso cambia quando il ritratto è di un personaggio documentato. Il ritratto di Lyda Borelli, quello di Maria Melato, le tele legate alla committenza egiziana appartengono a un’altra categoria: entrano nella bibliografia dell’artista, sono citabili, hanno una storia espositiva. Un ritratto identificato con certezza — con nome, data e possibilmente una fotografia d’epoca o una lettera che lo documenti — vale sistematicamente più di un ritratto anonimo della stessa mano.

Attenzione però al passaggio inverso, che vediamo spesso: la famiglia “ricorda” che il ritratto raffigura un personaggio noto, ma la memoria orale non è documentazione. Un’identificazione non provata non aggiunge valore e, se presentata in asta senza riscontri, danneggia la credibilità del lotto.

Il periodo di esecuzione

Il momento più forte di Amisani sul mercato è quello compreso tra i primi anni Dieci e la fine degli anni Venti: dopo il Premio Fumagalli, il soggiorno sudamericano e la stagione internazionale, la sua pittura è al massimo della sicurezza. Le opere giovanili, precedenti al 1908, e quelle tarde degli anni Trenta hanno di norma un mercato più contenuto. Una data leggibile sulla tela, quando c’è, è un elemento di valore.

Formato, supporto e resa pittorica

Amisani lavora molto su tavola oltre che su tela, e i piccoli formati — teste, studi di figura femminile — sono una parte consistente di ciò che circola. Non è il formato a fare il prezzo: una testa di 40 centimetri risolta con la pennellata rapida e luminosa che gli è propria vale spesso più di una tela grande e faticata.

Stato di conservazione e provenienza

I ritratti ottocenteschi e primonovecenteschi rimasti in famiglia arrivano quasi sempre con vernici ossidate, ingiallite, che appiattiscono gli incarnati: è un problema quasi sempre reversibile e non compromette il valore. Sono altre cose a inciderlo pesantemente: rintelature aggressive, ridipinture sul volto, tagli e riduzioni della tela. Sul fronte provenienza, per un artista che lavorava su commissione la catena familiare documentata — la fotografia del salotto con il quadro alla parete, la ricevuta del pittore, l’atto di successione — è un elemento concreto, non un dettaglio sentimentale, vitale per imparare come riconoscere un quadro di valore.

Come riconoscere un’opera autentica di Giuseppe Amisani

Firma e varianti. Amisani firma normalmente in basso, a destra o a sinistra, con il solo cognome — spesso in caratteri ampi e sciolti, tracciati con lo stesso pennello e lo stesso colore della zona circostante, non aggiunti a fine lavoro con un tratto estraneo. Si incontrano tele con firma e data, altre con la sola firma, altre ancora prive di firma: nella produzione su commissione l’assenza di firma non è di per sé un segnale negativo, mentre lo è una firma troppo calligrafica, in nero coprente, apposta sopra la vernice (scopri di più su come leggere la firma su un quadro).

Supporti e tecnica. Le opere autentiche si trovano su tela e su tavola, con una preparazione sottile che in più punti resta visibile e partecipa al risultato. Il retro racconta molto: telai a incastro con cunei d’epoca, timbri di fornitori milanesi, etichette di gallerie e di esposizioni. Vanno letti e fotografati prima di qualsiasi intervento — una rintelatura eseguita senza documentare il retro distrugge informazioni che non tornano più.

La pennellata e la resa degli incarnati. È qui che si separano gli originali dalle imitazioni. Amisani costruisce il volto per campiture larghe e morbide, con passaggi di rosa, grigio perla e ocra che restano fluidi e non vengono richiusi da un disegno di contorno. Gli occhi e la bocca sono definiti con pochi tocchi decisi; il resto — capelli, abito, fondo — è dichiaratamente più sommario, spesso appena accennato. Le copie tendono a fare l’errore opposto: rifiniscono tutto allo stesso grado, e il volto diventa levigato e inerte. Un altro indicatore è la luce sugli abiti chiari, che nelle opere autentiche è ottenuta con colpi di bianco pastoso lasciati in rilievo.

Copie e opere di scuola. Su un ritrattista di successo circolano tre cose diverse, che vanno tenute distinte: le repliche autografe (Amisani ripeteva soggetti riusciti), le opere di ambito e di allievi, e le attribuzioni di comodo apposte in commercio su ritratti anonimi di scuola lombarda dello stesso periodo. Quest’ultima categoria è la più frequente e la più insidiosa, perché una firma falsa su una tela d’epoca autentica supera senza problemi un esame superficiale.

Il nostro ruolo. Non rilasciamo autentiche: l’archiviazione presso un archivio d’artista, quando disponibile, è un percorso distinto dalla perizia. Quello che facciamo è esaminare l’opera dal vivo, leggerne il retro, confrontarla con il corpus documentato e produrre una perizia scritta a firma di perito iscritto al ruolo della CCIAA di Milano, utile per una successione, una divisione ereditaria, un’assicurazione o una vendita. Se l’opera è di nostro interesse, formuliamo anche una proposta di acquisto diretto.

Ha un ritratto firmato Amisani in casa?

Ci mandi due fotografie — il fronte e il retro, alla luce naturale — e le misure. Le diciamo cosa abbiamo davanti e cosa vale, senza impegno e senza formule di cortesia.

Biografia e percorso artistico

Da Mede Lomellina a Brera: la formazione (1881-1907)

Giuseppe Amisani nasce a Mede Lomellina, in provincia di Pavia, il 7 dicembre 1881, figlio di un tabaccaio. Gli studi tecnici a Pavia non funzionano — la tradizione biografica ricorda che viene bocciato proprio in disegno tecnico — e nel 1895 si trasferisce a Milano. Entra all’Accademia di Brera, dove segue i corsi di Vespasiano Bignami e soprattutto di Cesare Tallone, il maestro che forma buona parte della ritrattistica lombarda di quella generazione. Nel 1900 vince a pari merito il concorso Gavazzi con Cleopatra lussuriosa; nei primi anni del secolo lavora anche a decorazioni di chiese in Lomellina ed espone alla Permanente di Milano.

Il Premio Mylius e l’ingresso nel giro milanese (1908-1912)

Il 1908 è l’anno di svolta: con il dipinto L’Eroe vince il Premio Mylius dell’Accademia di Brera e si impone all’attenzione dell’ambiente milanese. Treccani lo registra da quel momento come “elegante ritrattista e fresco coloritore”, accostandolo ad Ambrogio Alciati. Nel 1912 arriva il Premio Fumagalli per la pittura di figura con il ritratto dell’attrice Lyda Borelli — l’opera che lo lega definitivamente al mondo del teatro e del nascente cinema, e che oggi si trova al Museo d’Arte di São Paulo.

La stagione sudamericana e i viaggi (1912-1923)

Tra il 1912 e il 1913 Amisani lavora in Argentina e in Brasile, dove esegue ritratti su commissione per l’alta società locale, compreso quello del presidente brasiliano Francisco de Paula Rodrigues Alves. Sono anni di viaggi continui: Stati Uniti (due volte), Inghilterra, Francia, Algeria, Rodi. Il paesaggio entra stabilmente nella sua produzione — vedute nordafricane, scorci di Rodi, montagne alpine — accanto al ritratto. Nel 1920 espone alla XII Biennale di Venezia, nel 1923 tiene una personale alla Galleria Pesaro di Milano.

L’Egitto e la fama internazionale (1924-1930)

Tra il 1924 e il 1925, all’apice della carriera, Amisani è chiamato in Egitto per lavorare alle decorazioni del palazzo reale di Ras el-Tin ad Alessandria, residenza di re Fuad I, e ritrae il futuro re Faruk bambino. È la committenza che ha alimentato l’etichetta di “pittore dei re” usata nella letteratura successiva. Nel 1927 espone alla Arlington Gallery di Londra; nel 1930 è alla XVII Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, anno cui risale anche l’autoritratto conservato alle Gallerie degli Uffizi. In parallelo continua la committenza lombarda più prosaica ma continua: i ritratti di benefattori per l’Ospedale Maggiore di Milano e per l’Ospedale San Gerardo di Monza.

Portofino e gli ultimi anni (1930-1941)

Negli ultimi anni Amisani si stabilisce a Portofino, che diventa il suo soggetto di paesaggio prediletto. Muore lì nel settembre 1941, colto da infarto durante un’escursione sul monte di Portofino; è sepolto a Mede. Estraneo per scelta al Futurismo e alle avanguardie dei suoi coetanei, resta a lungo dimenticato dalla critica: la prima antologica organica arriva solo nel 2008, al Castello Visconteo di Vigevano, a cura di Chiara Gatti e Alberto Ghinzani, con catalogo Skira.

Opere e andamento di mercato

Amisani compare con continuità nelle aste italiane di dipinti del XIX e XX secolo. I ritratti femminili e le teste su tavola sono la tipologia più frequente; i paesaggi liguri e nordafricani hanno un mercato più selettivo ma stabile.

Domande frequenti

Ho ereditato un ritratto firmato Amisani, come faccio a sapere se è autentico?
Serve un esame diretto: le fotografie orientano, non decidono. In perizia guardiamo la coerenza tra firma e materia pittorica, la costruzione degli incarnati, il tipo di tela o tavola, il telaio e le eventuali etichette sul retro. Su un artista molto imitato come Amisani, la firma è l’elemento meno affidabile: si aggiunge facilmente a una tela d’epoca autentica. Prima di qualsiasi valutazione, ci mandi fotografie del fronte, del retro e della firma da vicino.

Vale di più un ritratto di personaggio noto?
Sì, e in modo sensibile. Un ritratto identificato e documentato — con nome dell’effigiato, data e riscontri d’archivio — entra nella bibliografia dell’artista e ha un mercato diverso da un ritratto anonimo della stessa qualità. Il punto è la documentazione: il ricordo familiare non basta. Se esistono fotografie d’epoca, lettere o carte di famiglia che legano l’opera alla persona, vanno conservate insieme al quadro.

Il mio quadro non è firmato: si può comunque attribuire ad Amisani?
È possibile ma non automatico. Nella produzione su commissione capitano tele consegnate senza firma. L’attribuzione si costruisce sul confronto stilistico con opere certe e su elementi materiali — supporto, preparazione, telaio, provenienza. In perizia possiamo formulare un’attribuzione motivata, distinguendo chiaramente tra opera autografa, opera di ambito e opera non riferibile all’artista.

Quanto costa far valutare un dipinto di Amisani?
La prima valutazione su fotografie non ha costo ed è quella che serve nella maggior parte dei casi per capire l’ordine di grandezza. La perizia scritta con firma di perito CCIAA — quella che serve per successioni, divisioni ereditarie, assicurazioni o contenziosi — è un servizio a pagamento, quotato in base all’opera.

Le vernici sono ingiallite e il volto è scuro: ho perso valore?
Quasi mai. L’ingiallimento delle vernici è il difetto più comune nei ritratti rimasti in famiglia per generazioni ed è normalmente reversibile con una pulitura eseguita da un restauratore. Il consiglio è di non intervenire prima della valutazione, e soprattutto di non far pulire l’opera da chi non è un restauratore: sugli incarnati di Amisani, dipinti sottili, una pulitura aggressiva fa danni irreversibili.

Acquistate direttamente o solo su mandato?
Acquistiamo direttamente. Quando l’opera è di nostro interesse formuliamo una proposta di acquisto immediata, con pagamento e ritiro a nostro carico: è la strada più rapida per chi deve chiudere una successione o liberare una casa. Se invece l’opera è meglio collocabile in asta, lo diciamo e indichiamo il canale, senza forzare la vendita.

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