Sommario
- 1 Aroldo Bonzagni nelle parole di Umberto Boccioni
- 2 Bonzagni tra Realismo Lombardo e Futurismo
- 3 Il rifiuto della macchina, l’attenzione al sociale: il verismo in Arnoldo Bonzagni
- 4 Arnoldo Bonzagni caricaturista satirico
- 5 Gli ultimi anni di Arnoldo Bonzagni: dalla satira politica alla riflessione sociale
- 6 Arnoldo Bonzagni: quotazione artista e valutazione quadri
Aroldo Bonzagni si è distinto per il costante rapporto dialettico della sua arte con la realtà sociale e la scena artistica del suo tempo, tanto da attirare sin da subito l’attenzione non solo di pubblico e critica, ma anche della censura.
Con la valutazione di un suo quadro arrivata a sfiorare i 100.000€, e un mercato che ha interessato anche la casa d’aste Sotheby’s, Bonzagni si colloca a pieno titolo tra gli artisti italiani più interessanti per i collezionisti. In questo articolo analizzeremo quei tratti distintivi che hanno caratterizzato il suo percorso intellettuale e artistico.
Aroldo Bonzagni nelle parole di Umberto Boccioni
Aroldo Bonzagni nasce nel 1887 a Cento, e vi rimane fino al completamento degli studi superiori, che affianca alla formazione pittorica e musicale. Il talento per la pittura gli vale una borsa di studio per l’Accademia di Brera, dove entra in contatto con altri giovani destinati a costituire la “classe dirigente” del panorama artistico del primo Novecento, come Achille Funi e Carrà, ma anche Previati e Boccioni.
Ed è proprio alla corrispondenza di quest’ultimo con numerosi esponenti di spicco del movimento futurista e del giornale L’Avanti! che si devono i primi indizi di quello che diverrà un tratto distintivo del Bonzagni: l’impossibilità di dargli una collocazione netta, di incasellarlo all’interno di una stretta definizione, e questo tanto nell’opera artistica quanto nella postura politica.
Bonzagni tra Realismo Lombardo e Futurismo
La ricerca di una propria voce più che di una corrente cui aderire emerge in Bonzagni sin dai primi anni milanesi. Durante il periodo trascorso a Brera, infatti, affina il talento per il disegno e la caricatura – quest’ultima svolgerà successivamente un ruolo centrale nell’evoluzione dell’autore come interlocutore politico e sociale -, ma anche la capacità di entrare in relazione con le correnti artistiche in quel modo unico che sarà il suo tratto distintivo.
In principio è sul il Realismo, con una particolare influenza delle opere di Talloni, a catturare l’attenzione dell’artista, che si concentrerà su dipinti dal carattere familiare – il “Ritratto della sorella”, il “Ritratto della madre” del 1909 – tipici della subcorrente realista lombarda.
Già nel 1910, però, Bonzagni firma il Primo Manifesto dei Pittori Futuristi. Al movimento aderisce inoltre con la partecipazione personale ad alcuni eventi, testimoniata dallo stesso Marinetti, e con una produzione artistica che riflette i canoni della sottocorrente divisionista, caratterizzata da forti dissociazioni cromatiche. Dello stesso anno è il dipinto “Una festa del 700’”, presentato e premiato nel 1910 all’Esposizione Internazionale di Bruxelles, che si presenta in rapporto di influenza e continuità con le opere del divisionista Previati.
È proprio nel rapporto con il movimento futurista che emergerà una caratteristica fondamentale della poetica di Bonzagni: mentre, infatti, nel movimento cresce la fascinazione per la macchina e il dinamismo industriale, l’attenzione di Bonzagni si concentra sul sociale, sull’umano. Il conflitto tra le diverse vedute diviene, infine, non più conciliabile, e questo porta l’artista a non firmare la versione definitiva del Manifesto Futurista, pur mantenendo la stretta relazione con Boccioni, Carrà e Marinetti.
L’influenza del Realismo lombardo e quella del Futurismo fanno sì che le tematiche veriste di Bonzagni – l’attenzione ai soggetti umili, la descrizione di una società che evidenzia il distacco tra popolo e governanti – trovino una declinazione moderna, che si presenta come evoluzione del verismo del tardo Ottocento. Questo viene infatti rivisitato in chiave irriverente, immediata, spesso grottesca e sprezzante, in cui la critica di costume si concentra sull’alta borghesia milanese che si muove tra il Teatro alla Scala, i caffè del centro e l’ippodromo di San Siro.
Arnoldo Bonzagni caricaturista satirico
Negli anni tra il 1910 e il 1914, Arnoldo Bonzagni vede crescere la sua produzione commerciale, dal disegno di modelli alla cartellonistica fino alla decorazione di dimore private, al fine di far fronte alle esigenze economiche proprie e della famiglia. Si tratta di un’esperienza che si rifletterà a sua volta nella produzione artistica, con opere come il “Cavaliere antico” e “Crocifissione” che richiamano gli affreschi eseguiti presso la villa Leonardi, allora di proprietà di Claudio San Donnino, e riflettono l’attenzione del pittore verso i nascenti movimenti della secessione di Vienna e Monaco.
È di questi anni la partecipazione all’Esposizione dei Rifiutati di Palazzo Cova, alla XI Esposizione biennale internazionale di Venezia del 1912, ma anche alla Mostra della caricatura a Bergamo del 1913 con due opere di grandi dimensioni – due grandi cartelloni satirici a soggetto politico che, nel corso dell’anno precedente, aveva esposto settimanalmente nel centro di Milano – che costituiscono esempio di una delle più rilevanti modalità espressive del Bonzagni, e che gli valgono diversi provvedimenti di censura da parte delle autorità di Pubblica Sicurezza.
La produzione di vignette satiriche concentrate sulla critica sociale e sui cambiamenti politici dell’epoca lo accompagnano anche quando, nel 1914, le preoccupazioni economiche lo spingono ad accettare di affrescare l’ippodromo di Buenos Aires e trasferirsi in Argentina, dove collabora con il periodico satirico El Zorro.
Nel 1915, Arnoldo Bonzagni segnò il suo rientro in Italia con una esposizione presso il Palazzo delle Aste di Milano. A partire dal suo ritorno, i temi che avevano caratterizzato la sua produzione satirica e critica – il movimento delle suffragette, la Triplice Alleanza, la cronaca e il disprezzo del potere verso le classi meno abbienti – subiscono un’ulteriore evoluzione: da critica a riflessione sociale sulla vita dei membri più umili della società.
A questo periodo appartengono opere come “i Mendicanti”, “Rifiuti della società”, “Suonatori ambulanti”, in cui la caratterizzazione vivace ed estremamente espressiva del suo tratto lasciano spazio a una pittura essenziale, con una tecnica che evidenzia una ricerca di semplicità e di centralità del soggetto, caratteristiche che accompagneranno Bonzagni fino alla sua morte, avvenuta nel 1918.
Arnoldo Bonzagni: quotazione artista e valutazione quadri
Estremamente apprezzato dalla critica e dal mercato, la quotazione di Arnoldo Bonzagni è arrivata a superare i 100.000€, e la vendita delle sue opere ha interessato anche la casa d’aste Sotheby’s. Si tratta, infatti, di un autore estremamente ricercato tra i collezionisti del 900’ italiano.
Più nello specifico, la valutazione di un quadro di Bonzagni va dai 6.000€ ai 50.000€ – con il citato record di 100.000€ – per i dipinti a olio. Questo anche in ragione della rarità degli stessi. Meno rari sono invece gli acquerelli, la cui quotazione può raggiungere i 6.000€. Questi ultimi risultano, insieme alle opere a tecnica mista e ai lavori su carta, tra i pezzi più venduti sul mercato.
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