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Vincenzo Irolli: quotazione opere e percorso artistico

In questo articolo vi parleremo della quotazione delle opere del celebre pittore Vincenzo Irolli. Percorreremo un interessantissimo viaggio alla scoperta della biografia e del percorso artistico del pittore, con particolare riferimento al suo catalogo

Vincenzo Irolli, biografia dell’artista

Più di settant’anni or sono ci lasciava Vincenzo Irolli, l’artista dimenticato che diede lustro alla pittura partenopea e alle popolare di Napoli. Il pittore nacque per l’appunto a Napoli nel 1860, dimostrando fin da piccolo una grande passione e talento per la pittura. Fu allievo all’’Accademia dell’Arte dei maestri Gioacchino Tema, Federico Maldarelli, e ancora di Stanislao Lista e di Antonio Licata. 

quotazione opere Vincenzo Irolli
Vincenzo Irolli

A partire dal 1879 le capacità e il talento dell’artista divennero noti in città, quando l’Irolli non era ancora ventenne. Proprio nel 1879 si tenne la prima rassegna delle opere del pittore: fu dal quel momento che Vincenzo Irolli iniziò a godere di un notevole successo nel corso della sua carriera artistica, negli ambienti borghesi italiani ed europei. 

Negli anni della giovinezza l’attività pittorica dell’Irolli fu particolarmente intensa. In quel periodo il pittore risiedeva a Calvizzano, presso la famiglia del padre. Spesso e volentieri l’artista si recava alla volta di Napoli per proporre le proprie opere a Ragozino, un famoso mercante d’arte dell’epoca. 

Il successo delle opere dell’Irolli fu pressochè immediato, anche se è bene sottolineare che le quotazioni delle opere del pittore crebbero notevolmente dopo il primo dopoguerra: in questo periodo i critici iniziarono a veder di cattivo occhio la crescita importante delle opere del pittore, etichettandolo come artista troppo commerciale. 

Vincenzo Irolli decise così di entrare in accademia nell’anno 1887, spinto dalla figura di Domenico Morelli. L’accademia fu una grande occasione per l’artista, di venire in contatto con grandi maestri dell’epoca. Irolli lasciò poi l’accademia nel 1880, iniziando così una lunga e fortunata carriera artistica. 

Nel 1890 il pittore espose a Monaco di Baviera, a Genova e a Berlino nel 1892, a Roma nel 1893 e a Milano nel 1894, città nella quale presentò Le prime mammole e Cavalleria rusticana. 

In un certo senso possiamo affermare che la grande fortuna del pittore all’estero, tardava invece ad arrivare nel suo Paese d’origine. In Italia Vincenzo Irolli fu infatti sempre osteggiato. In alcune occasioni il pittore finì addirittura per scontrarsi apertamente con i Novecentisti. 

Agli inizi dello scorso secolo, e per la precisione nel 1909 il pittore presentò a Parigi l’opera Le spannocchiatrici. Quest’ultima fu acquistata dal Comune francese. Due anni più tardi l’Irolli fu premiato con l’onorificenza di bronzo all’Esposizione Internazionale di Barcellona. 

L’amore e l’ammirazione per Vincenzo Irolli furono tali in Francia ed in particolare a Parigi, che tra il 1910 e il 1915 l’artista veniva considerato nel capoluogo francese “il pittore del sole”. Irolli veniva considerato eccellente anche da Leon Talboum. La fama del pittore in Italia continuava invece a non accentuarsi, tanto che Irolli fu escluso in quel periodo dalla Biennale di Venezia. Nonostante la critica italiana, l’artista continuò la sua attività, realizzando opere di grande pregio e impatto artistico e culturale. 

Nel 1933 Irolli organizzò nella città di Bari una personale: in quell’occasione le sue opere andarono letteralmente a ruba tra i collezionisti intervenuti. Tuttavia il pittore non incontrò mai il favore e l’apprezzamento dei critici italiani. Questi ultimi nel primo dopo guerra avevano infatti rivolto la propria attenzione alle avanguardie del tempo, bollando come decorative e troppo tradizionali le opere dell’Irolli. 

Come ampiamente sottolineato nei paragrafi precedenti i lavori del pittore erano invece molto apprezzati dal panorama critico europeo e soprattutto da quello parigino. Nonostante i pareri contrastanti della critica nostrana ed europea, Irolli non mutò mai il proprio stile per raggiungere il favore della critica italiana. Il pittore continuò infatti anche in età matura a dedicare le proprie opere principalmente a bambini e popolane, colti nell’immediatezza di scene quotidiane, impreziosite da sofisticati giochi di luce. 

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